Oggi vogliamo offrire un punto di vista differente, fare una riflessione su alcuni temi che molto spesso, o meglio, troppo spesso si danno per scontati.
Viviamo nel capitalismo. Da quando siamo nati, l’alternativa al famoso mito dell’essere qualcuno è sempre stata quella di fare i soldi, trovare scorciatoie per migliorare la propria condizione sociale. Ma può essere davvero questo il fine delle nostre azioni, del nostro impegno , soprattutto del nostro tempo?
Dal punto di vista di chi lavora e vive in internet e per internet ( e non stiamo parlando di e-commerce) l’imperativo è un altro: partire!
Ma come?
Semplicemente dandoci un obiettivo, dei tempi di raggiungimento relativi a dove ci troviamo. In aula durante i miei corsi quando mi trovo a spiegare il famoso pacchetto office, dico sempre che ci sono vari modi per fare la stessa cosa, un pò come dire che tutte le strade portano a Roma, ma proprio per questo presupposto è assolutamente indispensabile sapere dove ci si trova, perchè se mi trovo a Napoli ma vado verso sud molto probabilmente faro il giro della Terra prima di arrivare a Roma e molto probabilmente una vita non basterà; al contrario se sò di trovarmi a Napoli e che Roma è verso nord allora ci potrò arrivare in poco tempo.
Ma analizziamo innanzitutto come internet ha portato nell’ ”animale sociale” del secondo millennio un’alienazione positiva e molto più fruttifera da quella portata dalla rivoluzione industriale del secolo precedente. Prendiamo due individui, senza andare troppo lontano guardiamo alla nostra realtà e a quella della generazione dei nostri padri, analizziamone la libertà, di pensiero, di parola e di azione e rapportiamola alle loro (tanto decantate) prospettive.
Il punto di partenza è comune: una rivoluzione! Industriale prima e tecnologica poi. L’effetto è il cambiamento totale del mondo del lavoro e delle possibilità da questo offerte.
Il ‘non più ragazzo ma non ancora uomo’ della generazione precedente alla nostra aveva forti ideali, che seguiva, si schierava, credeva fortemente in esponenti politici o prendeva come dogmi indiscutibili motti filosofici, aveva prospettive di lavoro migliori al fine di ingressi sicuri, ferie pagate, malattia e aziende che sembravano colossi indistruttibili, in pratica sicurezza prima, precariato ora.
Ma quella società cosa chiedeva in cambio al lavoratore medio?
Salute, tempo, intelletto, in una parola tutta la vita, considerando anche il fatto che la domenica è del Signore J. Un prezzo davvero caro per questa agognata stabilità! Noi generazione di internet, dei videogiochi, di quelli che hanno dovuto insegnare ai propri genitori ad utilizzare il computer, noi questa stabilità ce la sogniamo, è vero lavoriamo con contratti precari e forse non abbiamo grandi ideologie da seguire, ci sentiamo schiacciati dal potere di corporation che guadagnano più di interi stati in un solo giorno, però noi abbiamo una possibilità la libertà di partecipare. Blog, forum dove le persone possono dire la loro su ogni cosa, dove si risponde alla pari e dove chi sa offre a chi non sa la possibilità di sapere. Non vi sono dogmi, non vi è nulla che non possa essere discusso, ci si scambiano opinioni, informazioni. Individualismo. Certo. Alienazione. A volte. Ma non è tutto, di internet possiamo fare il nostro lavoro, da una passione per un determinato ambito possiamo guadagnare soldi online, tanti o pochi che siano non importa, la nostra generazione ha la possibilità di realizzare iniziative e vederne i frutti, di guadagnare facendo fruttare la cosa più cara che abbiamo: il tempo.
Categoria: Pensieri di nessuno da Daniele
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